DOLOMITES DUCATI TOUR 2007

11.09.2007

Italia - Dolomiti - Settembre 2007

Lola è tornata da poco da uno stupendo viaggio in moto che, in oltre 10 giorni , l’ha portata a percorrere le più belle e famose Strade Panoramiche della Carinzia, in Austria.

A fine Agosto, la temperatura è ancora calda e la “stagione” della moto, per noi e per Lola, non è ancora terminata , nonostante i tanti chilometri percorsi dalla sua “apertura” .

DOLOMITES DUCATI TOUR : NON UN “SEMPLICE” MOTORADUNO

Le grandi montagne, poi, esercitano un richiamo irresistibile , anche per Lola , dal momento che, a quelle altezze, l’aria è sempre fresca e tanti sono i ruscelli e laghetti dove lei può “giocare a fare il cane”.

Definire il Dolomites Ducati Tour (D.D.T.) come un “semplice” motoraduno è molto riduttivo : in primo luogo è una vera e propria esperienza, soprattutto per chi, con la moto, non è abituato a trovarsi su strade alpine , se non nei “canonici” mesi estivi dove, a causa del traffico e della “densità” di “bolidi”, non sempre si riesce a vivere intensamente i momenti ed i luoghi

Le Dolomiti, per ogni motociclista “di pianura”, sono una meta che, almeno una volta, deve essere raggiunta , evitando di vivere il momento come una sorta di “prova cronometrata” con sé stessi o, peggio, con altri centauri, desiderosi solo di testare il nuovo “set” di gomme od il “kit” di potenziamento.

Se vi riconoscete in una di queste categorie di motociclisti ( quelli definiti con il termine di “smanettoni”), allora il D.D.T. non fa proprio per voi, dal momento che è una splendida occasione per godersi “in santa pace” un paesaggio unico , “gustarsi” i sapori della gastronomia ladina ed apprezzare , ancora una volta, quello che la natura incontaminata delle grandi montagne , è in grado di offrire a chi usa la moto , come “mezzo” per vivere intense emozioni.

Il D.D.T è , per citare una frase contenuta nel materiale distribuito durante la manifestazione, “ un invito a tutti i motociclisti di godere delle bellezze della natura in modo rispettoso , di approfittare di queste giornate per stringere amicizie e per scambiarsi le proprie esperienze” , perché  “…una moto tra i tornanti alpini sa aprire continue finestre su panorami eterni ed indimenticabili….e lascia entrare l’aria da respirare migliore che c’è..”.

Tutto questo è Dolomites Ducati Tour : un’intensa emozione durata tre giorni , dal 7 al 10 Settembre 2007, in Val di Fassa, proprio nel cuore delle Dolomiti , un territorio già molto conosciuto da Lola ma che, ogni volta, non smette mai di regalarci “finestre” di felicità.

IL GIORNO DELLA PARTENZA

Il nostro Tour inizia molto vicino a casa : nel tardo pomeriggio di Venerdì 7, è previsto il ritrovo dei motociclisti emiliano romagnoli, presso la redazione della rivista In Moto  uno dei supporter tecnici del D.D.T, a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna.

La pioggia che è caduta nei giorni precedenti la partenza, ha reso l’aria più fresca e, questo, rende per Lola più facile il viaggio autostradale di trasferimento : dopo un paio di fermate , arriviamo al “solito” casello di Egna – Ora e, quindi, assieme al gruppo delle moto partite da Bologna, ci dirigiamo verso Campitello di Fassa dove è prevista la base logistica del D.D.T.

Arriviamo a Campitello con le prime “ombre della sera” ( incredibile come le giornate si stiano già accorciando) : Lola ha dormito per tutto il viaggio ed, appena scesa dalla moto, vuole subito mangiare e fare i suoi “bisognini”. Per fortuna, la moto è parcheggiata in un luogo tranquillo e lontano dalla musica che stanno eseguendo nel centro del paese.

Subito ci accorgiamo dell’ottima organizzazione che sta dietro ad un evento del genere : praticamente tutte le famiglie di Campitello sono state “mobilitate” ed ai motociclisti è stato riservato un intero centro sportivo, all’interno del quale è stato allestito un vero e proprio “villaggio”, dotato di bar, ristorante , punti di assistenza tecnica e vendita di ogni tipo di accessori per la moto.

Da quello che vediamo al nostro arrivo, subito, ci rendiamo conto che saremo veramente “coccolati” per tutti i due giorni successivi : l’unico pensiero dei tanti motociclisti già presenti, sarà quello di “fare benzina” ..oltre che di rispettare il Codice della Strada.

Dopo una notte passata a dormire , la stanchezza del viaggio autostradale lascia il posto alla “frenesia” della partenza per i primi tornati alpini : Sabato 8 è in programma un tour di ben 6 passi alpini , tutti situati ad oltre 2000 metri e, tra di essi anche il “temibile” Passo Giau, mai affrontato da Lola in moto ( tra quelli dolomitici, il Passo Giau è l’unico che assolutamente deve essere “rispettato”).

SEI PASSI ALPINI CON “IL TEMIBILE” GIAU

L’aria è veramente “frizzante” ma il cielo è totalmente sgombro dalle nuvole che, fino a qualche giorno prima, avevano fatto temere per il buon esito del DDT : ma i bravissimi organizzatori  ancora, non sapevano che Lola è un vero portafortuna per quanto riguarda il clima….

Le tantissime moto sono pronte per partire dal “villaggio” motoristico, allestito presso il Centro Sportivo di Campitello ed, a fare da apripista, oltre alle decine di “rossi desmodromici” Ducati vi è anche un nuovo stupendo prodotto automobilistico italiano : una fiammante nuova Fiat 500 bianca con i colori della bandiera italiana, che accompagnerà il “serpente” di moto fino su a Passo Giau.

Alla partenza , Lola “nota” qualche Harley , il cui rombo non è per nulla piacevole per lei ed, immediatamente, decidiamo di iniziare il giro da soli : aspetteremo le altre moto in cima al Passo Sella.

Da quando viaggiamo con Lola , in moto, sulle Dolomiti , abbiamo imparato una cosa : anche se l’asfalto e perfetto , i tornanti alpini percorsi assieme ad altre  decine di moto , sono veramente “poco piacevoli “ ed, in più, Lola non ama l’odore del gas di scarico….e neppure noi !

DI NUOVO ….“QUATTRO PASSI “ CON LOLA…

La salita a Passo Sella la facciamo senza alcun problema : Lola resta accucciata all’interno del contenitore, con il muso appoggiato nello speciale incavo anteriore …ormai lei è una “veterana” delle Dolomiti ed i Quattro Passi  li ha percorsi diverse volte....il panorama è sempre quello….

Solo in prossimità della vetta, gli ultimi tre tornanti sono veramente impegnativi , ma Lola ci “mette del suo” : non si scompone dalla sua posizione seduta,  il muso è ben allineato alla direzione di marcia ed anticipa leggermente la curva , spostando il proprio peso all’interno ….una vera motociclista!

La sosta ai 2.240 metri di Passo Sella, con un cielo totalmente azzurro e sgombro di nubi, ci consente di salutare gli amici che Lola ha proprio sul Passo : le simpatiche gestrici del negozio di souvenir che, da anni, conoscono il “cocker motociclista “ ed hanno tutti i suoi gadgets!

Lola , però, vuole scendere dalla moto : deve salutare “Pedro” , grande e buono cane meticcio che è stato adottato dopo la morte del proprietario (un artista di strada) e che abita all’interno del Ristorante , proprio di fronte al negozio di souvenir. …ma “Pedro” si avvicina troppo alla moto , e Lola “lo invita” a tornare “al suo posto”…in fondo , lei, è pur sempre…Lola…!

Le tante moto stanno arrivando : mentre Lola schiaccia un pisolino all’interno del contenitore, dopo le tante fotografie dei turisti presenti sul Passo, da lontano si ode il rombo dei motori che, come un grande serpente colorato, sbucano dall’ultima curva con , in testa, proprio la 500 tricolore.

Lasciamo sfilare l’ultima moto ed iniziamo la discesa verso Selva di Val Gardena : è meglio essere in ultima posizione , quando si ha un cocker fulvo sul serbatoio della moto che, in ogni momento, potrebbe chiedere di scendere , per correre in un prato o tuffarsi in un ruscello!

La salita ai 2.121 metri del Passo Gardena è, secondo noi, una delle più suggestive delle intere Dolomiti : superati i primi tornanti , dopo lo Chalet Gerard inizia un falso piano veramente magnifico, con , a destra , il Gruppo del Sella che, quasi , si può “toccare” ed, a sinistra, la Val Gardena con tutta la sua bellezza.

Per Lola è giunto il momento di fare una sosta , in vetta al Passo Gardena : parcheggiamo la moto e ci dirigiamo, correndo, sui prati che si trovano nella parte sinistra del passo , raggiungibili dopo una breve camminata.

E’ sempre uno spettacolo vedere Lola che, come se niente fosse, da “cocker motociclista” diventa “cocker cane” , giocando con un sasso nei verdi prati alpini!.

Approfittiamo della sosta per salutare i gestori del ristorante posto sul Passo Gardena : anche loro, almeno una volta all’anno, vedono arrivare un cocker fulvo a bordo di una moto, accompagnato da nuovi gadgets ad ogni suo passaggio.

I primi tornanti , in discesa, verso Corvara  sono veramente impegnativi e Lola lo sa : resta accucciata all’interno del contenitore, con il muso posizionato nell’apposito incavo e, solo dopo l’abitato di Colfosco , si mette seduta ed annusa l’aria con fare impaziente. Per Lola, la Val Badia è veramente un luogo sempre da scoprire!

SUL VALPAROLA E SUL FALZAREGO FA FREDDO

Lola ha “sentito il profumo dell’acqua “ , che scorre in un fresco ruscello nel lato destro della strada : fermiamo la moto e gli consentiamo di bagnarsi solo le zampe , ma non di tuffarsi con la testa alla ricerca di sassi , perchè l’aria è ancora troppo fredda per un bagno totale e, poi, ci aspetta il Passo Valparola con i suoi 2.192 metri di altezza.

In prossimità del paese di La Villa notiamo, sulla sinistra, un grande prato in pieno sole, con l’erba tagliata da poco : a Lola piacerà sicuramente ! Basta poco : Lola attende che la moto sia sul cavalletto centrale e, come un razzo, “parte sparata” verso il centro del prato, percorrendolo di corsa e formando un “8” in segno di felicità!

Una cosa stupenda è vedere Lola “buttarsi” in mezzo ai cumuli di fieno appena tagliato : un gioco da “vero cane”!.

L’aria , però, è fredda e Lola , per la salita al Passo Valparola, deve indossare il suo cappottino invernale :  decisione giusta , perché dopo l’abitato di San Cassiano vediamo i primi ciclisti scendere dal Passo con un viso stravolto dal freddo. E’ ancora estate, ma la grande montagna pare non rendersene conto, tanto che, arrivati sul Passo Valparola, ci fermiamo per inserire , all’interno delle nostre giacche, l’imbottitura invernale…mentre Lola dorme tranquilla al sole.

“IL TEMIBILE “ PASSO GIAU

La strada che , dal Passo Valparola, conduce fino al Passo Falzarego , non è per nulla difficile : un lungo falso piano dove, con un po’ di fortuna, si possono vedere le marmotte tra le rocce, poste nella parte destra e, dove, si è combattuto una delle più cruente battaglie durante la prima guerra mondiale, tra gli eserciti di Italia ed Austria, per la conquista della fortezza posta sulla cima del Lagazuoi.

Salutiamo i 2.105 metri del Passo Falzarego e scendiamo veloci verso il paese di Pocol da dove inizia la salita verso il “temibile” Passo Giau , sulla sommità del quale è prevista una sosta per il pranzo, offerto dall’organizzazione a tutti i partecipanti al DDT.

I tornanti che separano Pocol dalla cima del passo sono, effettivamente , meno impegnativi di quelli presenti nel versante opposto, che sale da Colle Santa Lucia : quelli sono veramente “tanti e tosti” ma, giustamente , l’organizzazione ha preferito evitare di concentrare tante moto su di un percorso troppo impegnativo.

Arrivati sulla cima di Passo Giau, Lola vuole subito scendere dalla moto : i “bisognini”sono impellenti ed è troppo bello, per lei, correre nei prati dietro al rifugio , verso la vetta del mitico Nuvolau.

Percorrere , in discesa, i quasi trenta tornanti che separano i 2.236 metri di Passo Giau, fino all’abitato di Caprile , giù nella Valle Agordina è veramente divertente, ma occorre tanta attenzione, soprattutto per via del surriscaldamento dei freni : usare tanto freno motore e godersi il panorama!.

“VOGLIO FARE UN BAGNO”!

La Valle Agordina è famosa per lo stupendo Lago di Alleghe, formatosi a seguito di una frana che ha parzialmente bloccato il corso dei torrenti circostanti : l’acqua azzurra e la temperatura finalmente estiva, sono un “invito a nozze” per Lola!

Parcheggiamo la moto sulle sponde del lago, in prossimità degli impianti di risalita di Alleghe , e , subito , Lola si dirige correndo verso l’acqua ma, probabilmente perché non vede il fondo, si limita a “sguazzare” : non si tuffa alla ricerca di sassi e, tantomeno, nuota distante dalla riva.

Le altre moto, ormai, sono già tutte passate e lontane : noi non abbiamo fretta di completare il giro e Lola non chiede altro di stare ancora a mollo nel Lago di Alleghe ma, prima o poi, si deve ripartire.

Ci aspetta l’ultimo dei sei passi alpini della lunga giornata : il Passo San Pellegrino.

Questo passo affrontato dal paese di Falcade non è proprio da sottovalutare , per la presenza di cinque o sei tornanti ( i primi ) veramente impegnativi e “uno dietro l’altro” ( non vi è molto tempo per prendere fiato e vanno fatti tutti “in un colpo solo”).

Lola, come sempre è molto brava e, dopo aver fatto il bagno, essersi asciugata e fatto uno “spuntino” in riva al Lago di Alleghe…non ne vuole più sapere di moto e tornanti : subito dopo l’abitato di Cencenighe, inizia un lungo sonno che interromperà ( con un grande sbadiglio ) solo sulla sommità del Passo San Pellegrino, dove ci fermiamo per farle indossare il cappottino invernale.

Tanto la salita al San Pellegrino da Falcade è impegnativa, quanto la discesa fino a Moena  è di una facilità “disarmante” , ma solo in apparenza :  inizia con un lunghissimo rettilineo che pare non finire mai, le prime curve sono molto “dolci” ma, poi, in fondo , all’improvviso, una curva a gomito ti consiglia di “rispettare” la strada che stai percorrendo.

LOLA DORME

Da Moena a Campitello di Fassa è un attimo : Lola dorme tranquilla nel contenitore e neppure quando lo sganciamo per fare rifornimento, presso l’abitato di Pozza , lei non si muove di un millimetro…”massima resa con il minimo impegno”!.

Arrivati in Hotel , Lola dice “basta” : dopo aver mangiato la sua porzione serale di croccantini , si accuccia sotto una poltrona e “saluta tutti”! Vuole riposare tranquilla , lontano da rumori o altre “scocciature” degli “umani”!

Anche noi, come tanti altri motociclisti, siamo veramente stanchi per i tanti chilometri percorsi durante la magnifica giornata : non siamo in condizione di apprezzare , fino alla fine , il grande spettacolo di musica latino americana con vere “Oba Oba” in costumi degni del Carnevale di Rio , offerto assieme all’ottima cena dagli instancabili organizzatori , all’interno del grande Centro Sportivo di Campitello.

Durante la serata, facciamo la conoscenza di Cristian Zorzi  campione olimpico di sci di fondo che, nella giornata successiva, in sella ad una rossa Ducati Hypermotard farà da apripista e da testimonial dell’intera manifestazione e, soprattutto, ci accompagnerà fino in vetta al Ghiacciaio della Marmolada, ad oltre 3.300 metri di altezza!.

SUL MITICO PORDOI

La Domenica mattina , la temperatura è molto più gradevole ed assieme alle centinaia di moto presenti, ci dirigiamo per la prima cima alpina della giornata : il “mitico” Passo Pordoi.

"Questo signore" è una “vecchia conoscenza” di Lola, “conquistato” anni prima in una stupenda giornata di giugno che, per sempre, resterà nel nostro cuore! E’ strano, ma “questa” salita , almeno per noi, non è come la “prima volta” e, probabilmente., deve essere così…mentre per Lola rappresenta un ulteriore momento per godersi il panorama, con il sole che le “bacia” il muso…

Arrivati sul Passo , Lola “annusa” l’aria delle alte cime e, subito, si trasforma nel “cocker cane” e vuole correre immediatamente sugli immensi prati che circondano il Sass Pordoi : ci rendiamo conto, ancora una volta, che la moto, per lei, è solo un modo per stare assieme alla propria famiglia e niente altro...”la lezione” che, in tutti questi anni, Lola ci ha dato è questa e non va mai dimenticata!

Il serpentone di moto del DDT arriva sul Passo Pordoi, quando Lola è intenta a giocare con un sasso sulla sommità dei prati antistanti : li lasciamo sfilare e, con calma, ripartiamo in “ultimissima” posizione , percorrendo in tutta tranquillità i tornanti che conducono fino ad Arabba.

Lola è , da tempo,  seduta con il muso fuori ad annusare l’aria e ad abbaiare alle mucche che, proprio all’uscita di un tornante, sono placidamente “piazzate” in mezzo alla carreggiata : per lei è un vero divertimento!

GLI INCREDIBILI SERAI DI SOTTOGUDA

Tra poco ci aspetta una vera e propria sorpresa  : gli organizzatori sono riusciti a fare aprire per il DDT, gli stupendi Serai di Sottoguda, un vero e proprio canyon che, da anni , è chiuso al traffico ed è famoso nel periodo invernale, per la presenza di bellissime cascate di ghiaccio che “penzolano” dalle strette pareti rocciose.

Rispetto alla giornata di ieri, il percorso domenicale è di tutto riposo : solo due passi alpini (il Pordoi ed il Fedaia) e con la possibilità di vivere due “momenti” , come l’attraversamento in moto dei “Serai di Sottoguda” e la salita ( in cabinovia) fino alla cima della Marmolada, con “passeggiata” sul ghiacciaio!

Lasciato il paese di Arabba, la lunga fila di moto si “sgrana” sempre di più , grazie alla strada per nulla impegnativa ed alla quasi totale assenza di traffico. 

I “Serai di Sottoguda” sono di una bellezza unica : uno stretto passaggio tra due altissime gole , all’interno delle quali scorre un ruscello impetuoso ; è molto difficile pensare che, una volta, in questo luogo incantato potessero passare i veicoli a motore!

L’attraversamento dei “Serai” viene effettuato ad andatura molto ridotta e con la massima attenzione ma il luogo è di una bellezza talmente unica, che verrebbe voglia di spegnere la moto e rimanere ore ad ammirare quello che la natura ha creato….ma le soste sono tassativamente vietate, anche perché ci aspetta Malga Ciapela, con gli impianti di risalita verso la Marmolada.

“3000 METRI SOPRA IL CIELO” : LOLA SULLA MARMOLADA

Fino all’ultimo eravamo incerti se portare Lola sulla Marmolada : le norme di sicurezza impongono di mettere la museruola ai cani in cabinovia, le stesse cabinovie potevano spaventare Lola , non sapevamo come Lola poteva reagire ai rumori dei macchinari degli impianti di risalita e, soprattutto, trovarsi letteralmente sospesi nel vuoto, per lei, poteva essere una novità non gradita.

Gli organizzatori hanno agevolato Lola in tutti i modi : salita senza museruola ( ma Lola doveva stare in braccio …cosa che a lei non è affatto dispiaciuta) ed all’interno della stessa cabinovia in cui vi era anche Cristian Zorzi , con il quale Lola ha subito avuto un ottimo “feeling” .

Da parte nostra, avevamo promesso a Lola che, qualora durante il primo dei quattro “tronconi” del viaggio, lei avesse manifestato qualsiasi problema , immediatamente saremmo scesi al primo punto di arrivo e , subito, l’avremmo riportata a valle.

Lola , ancora una volta, ha stupito noi e tutti gli altri motociclisti che condividevano la salita : non ha mai dato segni di nervosismo ed, anzi, era tutta intenta ad ammirare il paesaggio , attraverso le grandi finestre vetrate della cabinovia, come se, per lei, viaggiare all’interno di una “scatola” sospesa nel vuoto, fosse una cosa del tutto normale!

Man mano che salivamo, ci siamo resi conto che Lola , di lì a poco, avrebbe vissuto una vera e propria avventura : passeggiare sopra un ghiacciaio ad oltre 3.300 metri di quota e, per di più, in una stupenda giornata di sole che consentiva di spaziare lo sguardo a “3000 metri sopra il cielo”!

Appena la porta della cabina si è spalancata all’interno dell’ultima stazione ( dove gli organizzatori avevano allestito un ottimo buffet ) , Lola ha subito percepito che , fuori, vi era un “mondo” molto particolare e, soprattutto, una cosa che, a lei, piace moltissimo : la neve!

E’ bastato un attimo : poggiate le zampe sulla neve, Lola ha iniziato a correre ( ma sempre agganciata con il guinzaglio ) ed a giocare con la neve, scavando buchi, rincorrendo sassi, immergendo il muso nella bianca coltre ed, alla fine, ha fatto un bellissimo “8” di gioia!!

Una volta asciugata , Lola ha indossato il cappottino invernale ed ha “schiacciato un pisolino”, in braccio, in attesa del nostro turno per salire sulla cabina che, con una rapida discesa, ci avrebbe portato a valle dove la temperatura era, ormai, diventata estiva.

Tolto il cappottino, Lola si è immediatamente messa in posizione di riposo e non si è accorta che, tornante dopo tornante, eravamo arrivati sul Passo Fedaia : solo lì è scesa dalla moto per fare una bella “sgambata” nei prati circostanti.

Il ritorno a Canazei e, poi, a Campitello, lo abbiamo fatto con molta calma : ormai il DDT 2007 era terminato e Lola non aveva alcuna fretta di andarsene dallo stupendo prato alpino su cui stava giocan

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